Un itinerario tra acqua, tradizioni culturali e antichi saperi artigianali dellʼAppennino.
Il Tour dei Laghi e degli Antichi Mestieri è un itinerario ad anello di 29 km con partenza e arrivo a Quarto, pensato per chi desidera scoprire la storia artigianale e rurale dell’Appennino romagnolo attraverso paesaggi d’acqua, borghi antichi e testimonianze di un passato che ha modellato la vita delle comunità montane.
È un percorso che unisce natura, cultura e memoria, ideale per famiglie, cicloturisti e gruppi di amici.
La partenza è dal borgo di Quarto, piccolo centro immerso nella quiete della valle, dove il paesaggio si apre verso il primo protagonista dell’itinerario: il Lago di Quarto, il secondo lago più grande della Romagna. Il lago è un bacino artificiale che si è formato in seguito ad una frana nel 1812 che bloccò il corso del fiume Savio. Attraversando la diga che ne trattiene le acque, si gode di scorci panoramici suggestivi, perfetti per una sosta o un picnic. Il lago è un luogo molto frequentato da pescatori ed escursionisti, e rappresenta una delle aree naturalistiche più apprezzate del territorio.
Dal lago il percorso scende verso il borgo sul torrente Para, un piccolo nucleo che conserva l’atmosfera dei centri rurali dell’Appennino, dove l’acqua ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita quotidiana: mulini, lavatoi e piccole opere idrauliche raccontano un passato fatto di lavoro e ingegno.
Si raggiunge poi Donicilio, nel comune di Verghereto, attraversando un territorio ricco di storia e tradizioni. Qui si incontrano le antiche cave di pietra serena, una delle risorse più preziose dell’Appennino romagnolo. Per secoli, questa roccia compatta e facilmente lavorabile è stata estratta a mano da scalpellini esperti, che con tecniche tramandate di generazione in generazione ricavavano blocchi destinati alla costruzione di case, ponti, chiese e manufatti. La pietra serena, con il suo colore grigio-azzurro e la sua resistenza, ha modellato l’identità architettonica dei borghi della valle: soglie, architravi, fontane, pavimentazioni e elementi decorativi che ancora oggi raccontano il lavoro paziente e sapiente degli artigiani locali. Pedalare accanto alle vecchie cave significa immergersi in un paesaggio che conserva le tracce di un mestiere antico, fatto di fatica, abilità e profondo legame con la montagna.
Continuando il percorso lungo strade panoramiche si arriva a Castel d’Alfero, nel comune di Sarsina, antico borgo medievale oggi abbandonato, dove il tempo sembra essersi fermato. Le case in pietra, ormai silenziose, raccontano la vita di una comunità che un tempo animava questi crinali. La piccola chiesa che domina il colle, insieme ai ruderi delle abitazioni e ai vicoli silenziosi, restituisce un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo. Castel d’Alfero è uno dei tanti borghi “fantasma” dell’Appennino, luoghi che conservano la memoria delle comunità montane e offrono scorci suggestivi per chi ama esplorare la storia nascosta del territorio.
Il tour prosegue verso Alfero, vivace centro dell’Appennino nel comune di Verghereto, noto per alcune delle manifestazioni più caratteristiche del territorio. Tra queste spicca la Bevimagnalonga, evento che ogni anno richiama migliaia di partecipanti e celebra l’enogastronomia e la convivialità del territorio. Non meno celebre è il Palio dei Somari, che si svolge tradizionalmente la seconda domenica di agosto: una festa antica e goliardica, ispirata al Palio di Siena ma con un protagonista decisamente più imprevedibile, il somaro. Le corse, spesso esilaranti, attirano spettatori da tutta la regione, trasformando il borgo in un palcoscenico di tradizioni popolari e divertimento.
Alfero è anche la porta d’accesso alle Cascate dell’Alferello, uno dei luoghi naturali più suggestivi dell’Appennino. Qui l’acqua, filo conduttore dell’intero itinerario, abbandona la quiete dei laghi per trasformarsi in un salto spettacolare tra rocce e vegetazione, creando un ambiente fresco e selvaggio che invita alla sosta e all’esplorazione.
Superato il Passo dell’Incisa, il tour raggiunge il secondo grande specchio d’acqua del percorso: il Lago di Acquapartita, meta apprezzata da pescatori, famiglie e amanti della natura. Le sue acque tranquille e i boschi circostanti offrono un ambiente rilassante e scenografico in ogni stagione, ideale per una pausa o un momento di contemplazione.
Attraversando la località di Selvapiana, il percorso si avvicina al rientro verso Quarto. Selvapiana è una piccola frazione immersa nel verde dell’Appennino romagnolo, adagiata sul Poggio delle Corsicchie lungo il versante che scende verso il fiume Savio. Avvolta da castagneti secolari, boschi e una campagna ancora coltivata secondo le tradizioni del territorio, conserva un’atmosfera autentica e tranquilla. I castagneti raccontano il ruolo centrale che la castagna ha avuto per secoli nella vita delle comunità montane, la farina di castagne, lavorata nei mulini storici disseminati nella valle, è stata a lungo una risorsa preziosa e indispensabile per l’alimentazione e l’economia delle famiglie dell’Appennino.
Il rientro a Quarto conclude un itinerario che unisce acqua, natura, antichi mestieri e borghi storici, offrendo un viaggio completo nella cultura dell’Appennino romagnolo: un percorso che racconta la vita delle comunità attraverso le loro risorse, i loro paesaggi e le loro tradizioni.
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È un percorso che unisce natura, cultura e memoria, ideale per famiglie, cicloturisti e gruppi di amici.
La partenza è dal borgo di Quarto, piccolo centro immerso nella quiete della valle, dove il paesaggio si apre verso il primo protagonista dell’itinerario: il Lago di Quarto, il secondo lago più grande della Romagna. Il lago è un bacino artificiale che si è formato in seguito ad una frana nel 1812 che bloccò il corso del fiume Savio. Attraversando la diga che ne trattiene le acque, si gode di scorci panoramici suggestivi, perfetti per una sosta o un picnic. Il lago è un luogo molto frequentato da pescatori ed escursionisti, e rappresenta una delle aree naturalistiche più apprezzate del territorio.
Dal lago il percorso scende verso il borgo sul torrente Para, un piccolo nucleo che conserva l’atmosfera dei centri rurali dell’Appennino, dove l’acqua ha sempre avuto un ruolo centrale nella vita quotidiana: mulini, lavatoi e piccole opere idrauliche raccontano un passato fatto di lavoro e ingegno.
Si raggiunge poi Donicilio, nel comune di Verghereto, attraversando un territorio ricco di storia e tradizioni. Qui si incontrano le antiche cave di pietra serena, una delle risorse più preziose dell’Appennino romagnolo. Per secoli, questa roccia compatta e facilmente lavorabile è stata estratta a mano da scalpellini esperti, che con tecniche tramandate di generazione in generazione ricavavano blocchi destinati alla costruzione di case, ponti, chiese e manufatti. La pietra serena, con il suo colore grigio-azzurro e la sua resistenza, ha modellato l’identità architettonica dei borghi della valle: soglie, architravi, fontane, pavimentazioni e elementi decorativi che ancora oggi raccontano il lavoro paziente e sapiente degli artigiani locali. Pedalare accanto alle vecchie cave significa immergersi in un paesaggio che conserva le tracce di un mestiere antico, fatto di fatica, abilità e profondo legame con la montagna.
Continuando il percorso lungo strade panoramiche si arriva a Castel d’Alfero, nel comune di Sarsina, antico borgo medievale oggi abbandonato, dove il tempo sembra essersi fermato. Le case in pietra, ormai silenziose, raccontano la vita di una comunità che un tempo animava questi crinali. La piccola chiesa che domina il colle, insieme ai ruderi delle abitazioni e ai vicoli silenziosi, restituisce un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo. Castel d’Alfero è uno dei tanti borghi “fantasma” dell’Appennino, luoghi che conservano la memoria delle comunità montane e offrono scorci suggestivi per chi ama esplorare la storia nascosta del territorio.
Il tour prosegue verso Alfero, vivace centro dell’Appennino nel comune di Verghereto, noto per alcune delle manifestazioni più caratteristiche del territorio. Tra queste spicca la Bevimagnalonga, evento che ogni anno richiama migliaia di partecipanti e celebra l’enogastronomia e la convivialità del territorio. Non meno celebre è il Palio dei Somari, che si svolge tradizionalmente la seconda domenica di agosto: una festa antica e goliardica, ispirata al Palio di Siena ma con un protagonista decisamente più imprevedibile, il somaro. Le corse, spesso esilaranti, attirano spettatori da tutta la regione, trasformando il borgo in un palcoscenico di tradizioni popolari e divertimento.
Alfero è anche la porta d’accesso alle Cascate dell’Alferello, uno dei luoghi naturali più suggestivi dell’Appennino. Qui l’acqua, filo conduttore dell’intero itinerario, abbandona la quiete dei laghi per trasformarsi in un salto spettacolare tra rocce e vegetazione, creando un ambiente fresco e selvaggio che invita alla sosta e all’esplorazione.
Superato il Passo dell’Incisa, il tour raggiunge il secondo grande specchio d’acqua del percorso: il Lago di Acquapartita, meta apprezzata da pescatori, famiglie e amanti della natura. Le sue acque tranquille e i boschi circostanti offrono un ambiente rilassante e scenografico in ogni stagione, ideale per una pausa o un momento di contemplazione.
Attraversando la località di Selvapiana, il percorso si avvicina al rientro verso Quarto. Selvapiana è una piccola frazione immersa nel verde dell’Appennino romagnolo, adagiata sul Poggio delle Corsicchie lungo il versante che scende verso il fiume Savio. Avvolta da castagneti secolari, boschi e una campagna ancora coltivata secondo le tradizioni del territorio, conserva un’atmosfera autentica e tranquilla. I castagneti raccontano il ruolo centrale che la castagna ha avuto per secoli nella vita delle comunità montane, la farina di castagne, lavorata nei mulini storici disseminati nella valle, è stata a lungo una risorsa preziosa e indispensabile per l’alimentazione e l’economia delle famiglie dell’Appennino.
Il rientro a Quarto conclude un itinerario che unisce acqua, natura, antichi mestieri e borghi storici, offrendo un viaggio completo nella cultura dell’Appennino romagnolo: un percorso che racconta la vita delle comunità attraverso le loro risorse, i loro paesaggi e le loro tradizioni.
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